LUPARELLA

venerdì 3 e sabato 4 ottobre

Acquario Romano

dal festival Festival delle Ville Vesuviane

Cooperativa Gli Ipocriti

Isa Danieli in

LUPARELLA

di Enzo Moscato
con Giuliana Colzi, Patrizia De Libero
fisarmonica Franco Coni
musiche originali Pasquale Scialò
costumi Giuliana Colzi
luci Cesare Accetta
idezione scenica e regia Enzo Moscato

Protagonista della vicenda (o della Storia, o della Natura, che, come Leopardi avvertiva, sono spesso a Napoli la stessa, crudelissima cosa) è Nanà, l’anima candida e reietta, giovane-vecchissima creatura al servizio “minuto” delle donne di un bordello arroccato sui “Quartieri Spagnoli”, nella Napoli, desolata e avvilita, dell’occupazione nazista, sul finire dell’estate del 1943.

Nanà, ovvero, voce strampalata e grottesca da epopea degli Ultimi. Nanà, “Schiava tra le schiave vendute”, al triste mercato degli spiriti e la carne.

Ed è questa Nanà, simbolo di una Napoli – risentimento e non da folklorica cartolina, voce e volto d’azione di riscatto, a fronte delle infinite bugie e menzogne su un popolo, consegnatoci da chi ce lo tramanda come inerte e infingardo, pagnottista e voltagabbana, a farsi, nella vicenda, l’artefice violenta di un delitto, d’una specie di catarsi, improvvisa e sanguinaria, attuata a difesa di una vittima, di qualcuno più soggetto e più debole di lei; di Luparella, appunto: l’altro corpo-non corpo di scena, puro fantasma, evocazione di memoria, ombra fedele di Nanà nell’osceno e sboccato rosario dei martirii.

Luparella, vecchia puttana dei casini, consumata dalle malattie e le paure.

La messa in scena, che ruota attorno ad una straordinaria e lavica Isa Danieli, tende a sottolineare, con la regia dello stesso autore, gli aspetti evocativi e metaforici della pièce; in particolare, il trapasso storico di una liberazione che, da segreta, clandestina, mira a farsi collettiva e politicamente legittimata, con esplicito riferimento alle famose quattro giornate di Napoli, del settembre 1943.

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